QUARESIMA DELLA MISERICORDIA Guarda tutte le notizie »

Il rito delle ceneri

   Con Mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima, cioè il tempo favorevole per la nostra conversione.

   Abbiamo 40 giorni per prepararci alla Santa Pasqua.

   Con l’atto penitenziale del rito dell’imposizione delle Ceneri, la Chiesa ci fa ricordare, secondo il libro del Coelet, che tutto è vanità e quindi dobbiamo mirare a ciò che conta di più: la nostra vera salvezza.

   Papa Francesco, nel suo libro intervista, dice: “Il nome di Dio è misericordia” e proprio perché Dio e misericordioso, abbiamo sempre la possibilità e la chance di ritornare da Lui e in modo particolare in questo tempo di Quaresima.

   Questa è la convinzione del profeta Gioele che, in nome di Dio, richiama il popolo Israele alla conversione:

   “Ritornate a me con tutto il cuore”.

   La nostra conversione deve essere totale, non posso lasciare qualche parte di me, della mia vita, fuori da questo rinnovamento.

   La conversione non la posso fare a metà: debbo veramente voltare pagina.

   “Laceratevi il cuore non le vesti”

   Essenziale è il cambiamento interiore, la conversione del cuore.

   Non ci salva il rito religioso, che rimane esteriore e superficiale.

   Non ci salva la pratica religiosa, se non incide sulla nostra pratica di vita.

   “Ora è il momento favorevole”.

   Non rimandare, non mantenere il rancore, non coltivare il sentimento di esser stati offesi, ma cambiare strada ora.

   “Radunate il popolo … chiamate i vecchi, riunite i fanciulli”.

   La conversione riguarda tutta la Comunità, siamo chiamati a ritornare a Dio insieme, ad aiutarci a vicenda, in questo cammino quaresimale.

   Per la riconciliazione non possiamo fare a meno di Dio, ma neanche degli altri; si tratta di aprirci a Dio e ad un nuovo rapporto tra di noi.

   La conversione deve avvenire sia per il singolo che per la Comunità.

   Essa va praticata sempre di nuovo tra i membri della Comunità, altrimenti le divisioni tra singoli e gruppi rischiano di spezzare la Comunità.

   L’Apostolo Paolo ha dovuto combattere molto per la conversione nelle sue comunità, specialmente di quella di Corinto:

   “Vi supplico in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.”

   È la Chiesa, tramite i suoi ministri, che ci chiama alla conversione.

   Gesù stesso ha affidato agli apostoli e ai loro successori il ministero della riconciliazione (la confessione).

   Perciò la ragione di esistenza del sacramento della Confessione, del Perdono, è il mandato di Gesù stesso ai suoi apostoli: A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi”.

   Anche tutti noi possiamo e dobbiamo essere come l’Apostolo Paolo “collaboratori di Cristo” riguardo alla riconciliazione:

   dobbiamo fare ponti non muri,

   aiutare a fare la pace tra persone,

   contribuire ad una buona convivenza in famiglia, nella scuola, al lavoro, in Comunità.

   Cristo ha vissuto ed è morto in croce per riconciliare tutti gli uomini con Dio e tra di loro.

  La nostra vita, incluse l’elemosina, la preghiera e il digiuno, sia orientata all’incontro con Dio e non al mettersi in mostra davanti agli uomini.

   Se cerchiamo in queste cose l’applauso degli altri, esso sarà l’unico risultato, se miriamo a Dio avremmo da Lui la ricompensa.

   Il suggerimento di Papa Francesco, nella sua catechesi all’udienza generale delle ceneri è stato:

   praticare il digiuno, per avere padronanza su noi stessi e non dipendere delle cose materiali o cadere nei vizi;

   dare spazio a Dio e sentire il suo amore (se non lo fai parlare, non ti metti a disposizione per ascoltarlo, entra nella tua camera e chiudi la porta, spegni la televisione, il telefonino, lo smartphone);

   fare l’elemosina o meglio opere di carità, cioè, opere di misericordia per aprire la propria vita alle esigenze degli altri.

   In sintesi, bisogna praticare la giustizia, agire senza aspettarsi applausi, lodi e ringraziamenti pubblici….

   Insomma fare i cristiani senza aver bisogno di mettersi in mostra…

   “Il Padre tuo che vede nel segreto e conosce le intenzioni del tuo cuore, ti ricompenserà”.

Dr.ssa Cristina Fernández Molina

   Assistente Pastorale